Con l’incontro di Ieri, avvenuto a Roma presso la sede del Dipartimento per i Trasporti Terrestri del Ministero dei Trasporti, si sono conclusi i lavori del tavolo di lavoro costituito dal Ministro dei Trasporti per la riforma del Codice della strada.
Le attività si sono svolte nell’arco di quattro incontri, ciascuno incentrato su un tema: persone, veicoli, infrastrutture e circolazione.
Obiettivo del Tavolo era raccogliere dalla società civile (erano presenti quasi tutte le associazioni coinvolte nel settore della circolazione stradale) suggerimenti utili alla stesura della legge delega per la stesura del nuovo codice della strada.
Al termine dei lavori, il Capo del Dipartimento per i trasporti terrestri e il trasporto intermodale, ing. Amedeo Fumero, ha assicurato che i suggerimenti raccolti saranno tenuti in considerazione nella stesura della legge delega e ha affermato che le associazioni partecipanti saranno coinvolte anche successivamente, nella stesura del codice vero e proprio.
Vision Zero era presente agli ultimi due incontri e ha partecipato attivamente alla discussione, fornendo spunti e suggerimenti che speriamo saranno utili.
Un documento contenente le proposte dell’Associazione è stato consegnato oggi alla segreteria del Dipartimento per i Trasporti Terrestri. Si riporta di seguito il testo integrale delle nostre proposte.
________________________________
Roma, 23 gennaio 2009
Gruppo di Riforma del Codice della Strada
Proposte dell’Associazione Vision Zero ONLUS
Principi generali
Noi di Vision Zero ONLUS crediamo fortemente che il nuovo Codice della strada debba essere realizzato tenendo conto di alcuni principi generali, fondamentali ai fini della sicurezza e dell’efficienza della circolazione stradale.
1. La nostra legislazione faccia esplicitamente proprio lo spirito della risoluzione “Vision Zero”, adottata dal parlamento Svedese nel 1997 come linea guida per tutte le attività riguardanti la circolazione stradale, che si basa su un presupposto tanto semplice quanto rivoluzionario: la perdita di vite umane nel traffico è inaccettabile.
Per tendere realmente a questo risultato, è necessario che:
- le infrastrutture vengano adeguate maggiormente alle capacità e alle caratteristiche degli esseri umani;
- le strade, i veicoli e gli utenti della strada diventino un sistema integrato per la sicurezza, dove tutti i soggetti – amministrazioni pubbliche, progettisti, gestori, forze dell’ordine e utenti pubblici e privati – cooperano tra loro assumendosi la propria quota di responsabilità.
2. La circolazione stradale non sia pensata esclusivamente in funzione degli autoveicoli, bensì tenendo conto anche della presenza degli utenti deboli della strada: disabili, bambini, anziani, pedoni in genere, ciclisti e motociclisti.
A tale scopo, servono:
- dovunque possibile, marciapiedi e corsie riservate ai ciclisti in tutte le strade urbane ed extraurbane;
- la reale eliminazione di ogni limite alla circolazione dei disabili;
- barriere stradali e in generale infrastrutture sicure anche per i veicoli a due ruote.
3. La circolazione veicolare nelle aree metropolitane sia gestita per quello che è: un’emergenza da risolvere.
Nelle nostre città regna un caos indistinto, dove un numero elevatissimo di veicoli e in particolare di mezzi a due ruote circola allo stato brado in un reticolo viario che non ha neanche la parvenza di un sistema.
Tutto ciò è fonte di elevatissimi tassi di incidentalità e mortalità, sotto gli occhi di tutti, di costi e diseconomie ingenti e di gravi limitazioni alla mobilità per tutti gli utenti deboli della strada.
Per risolvere questa emergenza è a nostro avviso indispensabile:
- creare reti di trasporto pubbliche efficaci da offrire come valida alternativa al trasporto privato;
- realizzare reti autostradali urbane, il più possibile prive di intersezioni e con limite elevato a 70 km/h, che consentano di accorciare i lunghissimi tempi di attraversamento delle nostre città;
- realizzare sistemi di segnaletica capillari che consentano a tutti gli utenti un facile orientamento negli agglomerati urbani;
- prevedere l’istituzione, nelle vie a forte densità di traffico, di corsie e spazi preferenziali riservate ai motocicli.
4. Le nuove norme siano semplici e chiare da adottare e da comprendere, con comportamenti vietati e relative sanzioni definiti con precisione.
5. Il nuovo Codice della Strada sia davvero realtà su tutto il territorio nazionale, magari attraverso l’istituzione di un ufficio in seno al Ministero, adeguatamente finanziato, in grado di verificare realmente ed efficacemente di conformità alla normativa della rete viaria nazionale e locale.
Proposte di dettaglio
Accertamento delle infrazioni
1. Certificazione apparecchi di misurazione
Introdurre esplicitamente l’obbligo della taratura periodica di tali strumenti.
Circolazione
2. Leggibilità della targa
Definire chiaramente le sanzioni per tutti i casi di non visibilità della targa attualmente non disciplinati con chiarezza: targa sporca, targa “accidentalmente” coperta da foulard, catene o altro, targa inclinata in modo irregolare.
Definire il divieto di installazione ed uso dei portatarga universali reclinabili.
Fissare una sanzione esemplare per chi con queste modalità occulta anche solo parzialmente o accidentalmente il proprio numero di targa allo scopo di sfuggire all’identificazione da parte delle Forze dell’Ordine.
3. Transito dei motoveicoli sulle corsie di emergenza
Consentire, in caso di arresto del traffico, il transito dei mezzi a due ruote lungo le corsie di emergenza, con un limite di velocità idoneo, visto che tali veicoli possono sgombrare rapidamente la corsia nel caso di passaggio di un mezzo di soccorso.
4. Tolleranza per il superamento dei limiti di velocità
Fermi restando i limiti di velocità attuali e il divieto del loro superamento, fissare un margine minimo oltre il limite di velocità (si propongono 10 km/h) al di sotto del quale non sia prevista alcuna sanzione. Ciò consentirebbe di:
- evitare l’invio di un elevato numero di verbali con violazioni marginali (spesso anche di 1 km/h al netto della tolleranza prevista);
- evitare nell’utente la sensazione che si tratti di una differenza tanto piccola da poter essere dovuta ad errori di rilevazione;
- di conseguenza, ridurre il numero dei ricorsi.
Guida
5. Introduzione di prove di guida sicura per il conseguimento della patente
Insegnare nei corsi per il conseguimento della patente le basi della guida sicura e introdurre almeno un test di frenata al limite su fondo asciutto e bagnato con evitamento di ostacolo.
6. Introduzione di test teorico-pratici per la revisione della patente
Introdurre, oltre alla visita medico, un esame volto a verificare la conoscenza del codice vigente e il possesso dell’effettiva capacità di guidare un veicolo.
7. Calzature
Reintrodurre l’obbligo di calzature chiuse e, per gli utenti delle due ruote, dotate di suole in gomma antiscivolo.
Infrastrutture
8. Corsie e spazi preferenziali per motocicli
Nei centri urbani i motoveicoli, il cui numero è divenuto abnorme a causa della carenza di reti di trasporto pubbliche e della bassissima velocità di un traffico congestionato, si muovono in maniera estremamente pericolosa, e le statistiche sull’incidentalità stanno a confermarlo. In particolare, i mezzi a due ruote si spostano sull’asse di mezzeria, spesso sconfinando nel senso opposto di marcia.
Costringere gli utenti delle due ruote – che comportano la riduzione del numero di autovetture in circolazione e la riduzione del fabbisogno di spazi e parcheggi nelle aree urbane – a spostarsi come se fossero mezzi a quattro ruote non ha senso (tanto varrebbe usare l’auto, con conseguente perdita dei vantaggi per il singolo e per la collettività), oltre ad essere evidentemente impossibile.
Il problema potrebbe essere gestito realizzando, nelle strade urbane a forte densità di traffico, corsie riservate alla marcia dei motocicli.
Trattandosi di veicoli di larghezza ridotta, basterebbe poco, una corsia di un metro circa, nella quale il traffico a due ruote potrebbe scorrere riducendo al minimo le interferenze con il traffico a quattro ruote.
Utile sarebbe anche l’introduzione di una doppia striscia di arresto in corrispondenza dei semafori, con creazione tra le due strisce di uno spazio riservato all’arresto dei veicoli a due ruote (soluzione adottata su alcuni tratti stradali urbani in Francia).
9. Durata del giallo uniforme su tutto il territorio nazionale
Fissare una durata del giallo semaforico uguale (si propone un tempo si 3 s) su tutto il territorio nazionale, in modo da dare agli utenti la certezza di tale dato e consentirgli di tenere il comportamento migliore in ogni circostanza.
Sappiamo che non tutti gli incroci sono uguali, perché hanno tempi di attraversamento diversi. Il problema può essere risolto facilmente, ritardando opportunamente l’accensione del verde nell’altra direzione, in funzione del tempo di attraversamento.
Ad esempio, ipotizziamo un incrocio molto grande, lungo 55 metri, tale che a 40 km/h venga percorso in circa 5 s. Scatta il giallo, passano tre secondi e scatta il rosso, ma il verde nell’altra direzione non scatta subito, bensì dopo altri 5 secondi; in questo modo, chi è passato al termine del giallo ha tutto il tempo per sgombrare l’incrocio, e la sicurezza della circolazione è garantita.
10. Motivazione esplicita ai limiti di velocità particolari
Rendere obbligatorio segnalare la motivazione per cui è stato apposto un limite particolare di velocità, in modo da:
- eliminare la sensazione, frequentissima, che tale limite sia stato apposto a casaccio;
- conseguentemente, rafforzare il rispetto per tale segnalazione.

ottimo, condivido appieno
Commento di piero — 23 gennaio 2009 @ 20:00
E’ un buon lavoro.
Grazie per l’impegno
Commento di Alberto — 23 gennaio 2009 @ 22:58
è un buon lavoro, grazie per l’impegno
Commento di Alberto — 23 gennaio 2009 @ 22:59
ottimo lavoro e i falsi corridori della domenica in 3 appaiati che fammo lo devo torturare!!!!!!!
Commento di giuseppe — 25 gennaio 2009 @ 09:06
> Fermi restando i limiti di velocità attuali e il divieto del loro superamento, fissare un
> margine minimo oltre il limite di velocità (si propongono 10 km/h) al di sotto del
> quale non sia prevista alcuna sanzione.
A mio avviso sarebbe molto piu’ semplice (e comprensibile) di:
- alzare i limiti di velocita’ di 10km/h
- aumentare le multe previste anche per infrazioni marginali.
Commento di W — 13 aprile 2009 @ 01:39
La proposta di dare un margine di tolleranza non serve tanto ad aumentare i limiti di 10 km/h, bensì ad evitare che si possa essere multati anche per aver superato il limite di un solo km/h, cosa che viene percepita come profondamente ingiusta.
Il senso della cosa è: “il limite è 130 e non dovreste superarlo, ma sappiamo che è facile sforare di qualche chilometro senza volerlo, per cui vi concediamo una tolleranza di 10 km/h nella quale chiudiamo un occhio, ma se andate oltre non vi potete lamentare quando arriva la multa”.
Alzare il limite e fissare una multa severa anche per infrazioni marginali non ottiene lo stesso effetto, primo perché la gente vede il limite più alto e tende ad uniformarsi ad esso, e secondo perché essa percepirà l’inasprimento delle sanzioni come la solita mossa brutale da stato italiano, che è proprio ciò che voglio evitare.
Commento di cangeletti — 14 aprile 2009 @ 10:22
Sono rimasto profondamente deluso nel leggere il contenuto prevalente del vostro blog, delusione rafforzata dalle proposte relative al codice della strada. Vi ricordo “muoversi è un diritto di tutti”. Bene, ma allora come spiegate, per esempio: “realizzare reti autostradali urbane, il più possibile prive di intersezioni e con limite elevato a 70 km/h, che consentano di accorciare i lunghissimi tempi di attraversamento delle nostre città;” Queste autostrade in alcune città già esistono, anche, in un certo modo, in città relativamente piccole. Risultato: intere aree vengono separate da una barriera insormontabile dagli utenti a piedi e in bicicletta. La qualità della vita crolla per il rumore e l’impossibilità di muoversi liberamente.
E la tolleranza suila velocità? Vi rendete conto che 10 su 40, per fare un esempio, significano il 25%, e in termini di energia d’impatto, il 56 % in più? Questo può fare la differenza tra la vita e la morte (e tutto quel che c’è di mezzo). È abbastanza chiaro che se vi sono dei limiti basta starvi sotto di un margine per evitare di superarli. La soluzione pratica passa attraverso una campagna educativa e informativa, che mostri senza ipocriti pudori sia gli effetti devastanti delle velocità ora permesse in territorio urbano e extraurbano, dove convivono utenti motorizzati e non, che l’inutilità di adottare queste velocità. Non mi pare che voi siate sulla strada giusta e nemmeno che rispettiate quello che è la vostra dichiarata ispirazione.
Commento di Giuliano — 2 settembre 2009 @ 00:55
Giuliano, innanzitutto grazie per il commento.
Qui a Roma, dove abito, la situazione della viabilità è disastrosa sotto tutti i punti di vista, e non solo nel centro storico, ma anche in periferia.
Lo è per il penoso stato dei trasporti pubblici, caratterizzati da poche linee su rotaia, di cui due sole sotterranee, e da autobus dalla velocità commerciale estremamente bassa e dal servizio a dir poco discontinuo.
Lo è per la scarsità di piste ciclabili, pur aumentate negli ultimi anni.
Lo è per la frequente mancanza di marciapiedi e per la cronica impossibilità per gli anziani, i disabili e le mamme di percorrere quelli esistenti.
Lo è per il caos assoluto in cui regna il traffico privato, lasciato sostanzialmente allo stato brado su strade del tutto insufficienti per i flussi di traffico esistenti e, quel che è peggio, mal realizzate, mal organizzate e mal manutenute.
Naturalmente, sappiamo bene che i problemi delle nostre città non possono essere risolti favorendo il traffico, che anzi, dovrebbe essere tenuto sotto controllo con politiche adeguate, basate non sulla repressione, come di solito accade, ma sull’offerta di validi sistemi alternativi di mobilità.
Il fatto è che il documento che abbiamo presentato al Ministero dei Trasporti riguardava alcuni temi specifici della circolazione stradale, sui quali vertevano gli incontri ai quali abbiamo partecipato, e non la nostra missione come associazione. Ecco perché le nostre proposte si concentravano sul solo trasporto su strada e poco più.
Quando parliamo di autostrade urbane con limite a 70 km/h non intendiamo una cosa mostruosa che spacca la città in settori, ma semplicemente quella rete di assi viari che esiste in qualsiasi metropoli europea, lungo la quale è possibile spostarsi ad una velocità che è quella già prevista dal codice della strada attuale.
Strade del genere esistono già, ma sono organizzate male, piene di semafori privi di qualsiasi sincronizzazione e prive di qualsiasi gestione ragionata dei flussi di traffico. Il risultato è che queste strade sono costantemente ingorgate e così creano inquinamento, perdita di tempo (anche per gli utenti dei mezzi pubblici di superficie) e esasperazione, con conseguente di chi le percorre, che tra un ingorgo e l’altro cerca di recuperare il tempo perduto, raggiungendo punte ben superiori ai famosi 70 km/h.
Per quanto infine riguarda la questione della tolleranza sui limiti, non è certo nostra intenzione elevare i limiti di velocità attuali, già corretti, bensì far passare il principio che si debba adottare un nuovo modo per regolare i rapporti fra cittadini e Pubblica Amministrazione, che oggi sono una costante gara a chi fa fesso l’altro.
Nulla vieta di applicare tale principio abbassando i limiti attuali di 10 km/h e applicando una pari tolleranza.
Commento di cangeletti — 24 settembre 2009 @ 21:07