Ieri abbiamo ricevuto, insieme ad altre istituzioni, una lettera proveniente da una signora della provincia di Sondrio; la riportiamo integralmente.
Sto aspettando che muoia mio figlio o mio marito o qualsiasi altra persona (mamma, bimbo, anziano ecc…) che transita per caso sulla Statale N° 38 dello Stelvio all’altezza del Km 27+900.
Perchè lì, in quel punto, c’è una cuspide della barriera metallica priva di protezione.
Perchè lì, in quel punto, il 18/04/2007 ha perso la vita Gabriele Villa, 25 anni, che per un incidente è finito sopra alle lamiere taglienti.
Perchè lì, in quel punto, anche se sono passati tanti anni e sono state fatte nel frattempo infinite segnalazioni, l’A.N.A.S. non è mai intervenuta.
Allego le foto scattate il 19/04/2007 e questa mattina 28/02/2011, la situazione è solo peggiorata.
Nel frattempo il tribunale di Sondrio ha respinto la richiesta di risarcimento da parte della famiglia di Gabriele perchè la morte non sarebbe imputabile al pessimo stato del guard-rail ed alla mancanza dell’attenuatore d’urto e ha condannato i medesimi, in solido, a rifondere all’A.N.A.S. € 28.437,00 per spese di causa.
In breve il fatto
Il 18 aprile 2007 è una magnifica giornata. Gabriele decide di andare a Caspoggio. Indossa la tuta di pelle con le protezioni, il casco e parte. Percorre la Statale 38 con i suoi infiniti rettilinei ed arriva a Berbenno. C’è poco traffico, si trova davanti un’auto e decide di superarla. Incomincia il sorpasso e non si accorge che l’auto ha messo la freccia a sinistra. Malgrado la strada sia libera anche l’autista della vettura non vede dietro di sè la moto. Sono soli sulla strada quando Gabriele capisce, frena disperatamente ma urta l’autovettura. Il ragazzo viene disarcionato come da un cavallo e urta violentemente le lamiere taglienti della cuspide. Causa del decesso ferite mortali alla zona inguinale con imponente schock emorragico.
Gabriele non era certo un biker scatenato ma un ragazzo normale che forse ha fatto una cazzata ma, per l’incuria di altri, è morto.
La mia non è una lettera ma una supplica che invio ai canali di denuncia, alle istituzioni in cui credo, alle persone sensibili che sono attente ai problemi
- affinchè finalmente venga sistemato quello stramaledetto guard-rail
- affichè, non solo quel punto, ma tutta la Statale 38 ,che sembra una Via Crucis, venga messa in sicurezza
- affinchè non ci siano più Gabrieli da piangere
Questa è la foto della barriera in questione.

Giudicate voi se è pericolosa o no.
Sarebbe tanto difficile curvare verso il basso e interrare la parte terminale, oppure installare un terminale di questo tipo, ad assorbimento d’urto?

E’ mai possibile che a distanza di quasi quattro anni da questa tragedia, non sia stato fatto nulla per evitarne altre simili?
Vorrei cominciare con questo post una serie di piccole indagini su quanto si fa all'estero per la sicurezza stradale in termini di comunicazione. Se la riduzione dell'incidentalità stradale e del numero delle vittime è un obiettivo comune a tutti i governi dei paesi sviluppati, non altrettanto condivisi sono i mezzi e le metodologie messe in campo per raggiungere tali obiettivi.
Le campagne di sensibilizzazione sono particolarmente interessanti, rispecchiano chiaramente i diversi approcci e le diverse sensibilità verso uno stesso problema. Sono anche un argomento spesso controverso, soprattutto in Italia. Una delle obiezioni che più spesso viene sollevata nel nostro Paese riguarda l'efficiacia di tali campagne, quindi l'opportunità o meno di spenderci soldi che potrebbero essere utilizzati in opere più concrete.
La seconda ha a che fare con lo stile che viene impiegato per tali campagne. La maggior parte degli spot televisivi e della cartellonistica utilizzata all'estero, soprattutto nel Nord Europa, è molto diretta, non usa metafore, mostra il morto se necessario, fa leva sulle emozioni e le paure del pubblico a cui è rivolta. Nel nostro Paese invece le campagne di sensibilizzazione (invero piuttosto rare) che arrivano sui principali canali televisivi e sulla stampa sono molto "soft", fanno largo uso di metafore, inquadrature fuori campo e di sottintesi, evitando di mostrare immagini crude.
Chi scrive ritiene che il nostro approccio sia poco efficace… ma prima di approfondire la situazione italiana, diamo uno sguardo in casa dei nostri vicini.

THINK! – Road Safety è l'iniziativa lanciata dal Ministero dei Trasporti Britannico nel 2000, allo scopo di unire sotto un unico marchio tutte le campagne e le iniziative di sensibilizzazione ai problemi della sicurezza stradale.
(continua…)
Non è un caso che Roma detenga il primato di città più pericolosa d’Europa.
Le cause di ciò sono numerose; proviamo ad elencarle.
- La mancanza di una politica del trasporto urbano degna di questo nome. C’è una grande differenza tra progettare la mobilità e tamponare alla bell’e meglio gli effetti del caos.
- Una rete di trasporti pubblici indegna di una grande città. Poche linee della metro, mezzi di superficie sovraffolati, ritardi e mancanze del servizio tengono alla larga moltissima gente e portano ad un aumento abnorme del traffico privato.
- Il conseguente, elevatissimo numero di due ruote, oltre 500.000, superiore a quello di qualsiasi altra città europea. Trattandosi di mezzi più pericolosi rispetto alle quattro ruote, è ovvio che essi incidano negativamente sulle statistiche.
- La mancanza di una rete capillare di piste ciclabili. Molta gente userebbe la bicicletta, se soltanto riuscisse a raggiungere la più vicina pista ciclabile senza essere travolta da un’auto.
- La mancanza di una rete urbana di scorrimento veloce. Roma è larga oltre 20 km e non c’è modo di attraversarla rapidamente. I tempi lunghissimi spingono gli utenti a tenere velocità eccessive su strade prive dei requisiti di sicurezza necessari, fatto che rende più pericolosa, caotica e stressante la circolazione.
- La mancanza di un sistema integrato di segnaletica stradale direzionale. Un gran numero di utenti non sa dove andare perché non esistono segnalazioni capillari (ad eccezione di quelle per l’Auditorium…), intralcia il traffico ed è causa incidenti con le proprie esitazioni.
- La scarsità di strade in regola con la legge. Sembra incredibile, ma la maggioranza delle strade della nostra città presenta errori di progettazione, sia nel tracciato che nella segnaletica, in violazione della normativa vigente. Il più vistoso di essi è l’assenza della suddivisione in corsie di quasi tutte le arterie di larghezza tale da consentire la marcia di più file di veicoli. tutto ciò rende impossibile una circolazione ordinata e favorisce le collisioni tra veicoli che si spostano a casaccio, più come una mandria che per file parallele.
- Lo stato spesso pietoso del fondo stradale. Buche che si riaprono ad ogni pioggia, tombini scivolosi e non allineati al piano stradale in seguito a riasfaltature, sampietrini scivolosi e spesso sconnessi, sedi stradali rese ondulate dalle radici dei pini, asfalti usurati e lisci come il vetro sono un cocktail micidiale, in particolar modo per gli utenti delle due ruote.
- L’educazione degli utenti della strada. La maggior parte di loro sembra avere un’idea molto vaga delle regole del codice e del significato della segnaletica; basta vedere come si spostano, quanto usano le frecce, quanto rispettano semafori e stop, quanto allacciano le cinture, in che stato sono luci e stop dei loro veicoli.
- Il comportamento della Polizia Municipale. Capisco che gestire il traffico romano sia una cosa estremamente difficile, ma è sbagliato smettere di provarci e reprimere quasi esclusivamente le violazioni “facili”, come il divieto di sosta. Vorrei che i VV.UU. avessero uno scatto d’orgoglio, arginassero con efficacia il malcostume dilagante e sanzionassero pesantemente i comportamenti più pericolosi: cinture slacciate, bambini in braccio alla mamma sul sedile anteriore (davanti all’airbag) o in piedi sulla pedana dello scooter, veicoli con svariate luci mancanti, slalom irresponsabili, velocità eccessive.
Tutte queste cose sono indegne di una capitale e inconcepibili in qualsiasi altra metropoli europea, ivi comprese quelle dell’Est.
Vorremmo proprio che tutto questo cambiasse in meglio e per questo siamo già al lavoro: abbiamo avviato un censimento delle infrastrutture non in regola con la legge, in modo da poterle segnalare agli assessorati competenti.
Per informazioni su come darci una mano, info@visionzero.org.